In altre parole

JITZACH LOWY  Ci scommetto: suonavi il pianoforte con l’incubo di sbagliare, non per il gusto di farlo.

FRANZ KAFKA  Non ho paura!

JITZACH LOWY  Allora perché non le dai quei fiori, Franz Kafka?

Silenzio.

FRANZ KAFKA  È la terza volta che le porto i fiori.

JITZACH LOWY  Ma non hai il coraggio.

FRANZ KAFKA  Mi direbbe grazie, per educazione: non lo sopporterei.

JITZACH LOWY  Balle: hai paura.

FRANZ KAFKA  Non la chiamo così. Non ha un nome. Non so darglielo.

JITZACH LOWY  Io sì, invece. Per me si chiama “Non so giocare, me ne vado”.

FRANZ KAFKA  Mi prendi in giro.

JITZACH LOWY  No davvero. Avevo sei anni, i mie fratelli inventarono un gioco. Non ho mai saputo cosa fosse di preciso. So che ogni sera andavano nel fienile e li sentivo ridere come matti. Tutte le volte mi avvicinavo al legno del portone, mi affacciavo, guardavo dentro. Ma dopo un attimo dicevo: “Non so giocare, me ne vado”. E finivo per star solo. La vita è un gioco, più o meno: come i miei fratelli nel fienile. Stare con gli altri, imparare a capirli, trovare parole giuste.

 

(da La Fine di Shavuoth – Stefano Massini)

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